lunedì 4 maggio 2015

LE SCALATE DA RECORD VERSO LA SERIE A

La scorsa settimana il Carpi ha coronato il suo sogno conquistando sul campo il diritto a partecipare alla prossima Serie A. Un’impresa eccezionale per i ragazzi di Castori che appena sei anni fa giocavano fra i dilettanti. Questo risultato storico mi ha portato a domandarmi quali siano state le scalate più incredibili, promozione dopo promozione, dalle categorie minori alla Serie A. Dico subito che sceglierle non è stato facile a causa delle numerosissime variazioni di format che hanno avuto i campionati di calcio dal 1930 a oggi. Fra categorie aggiunte e cancellate, non è stato così semplice valutare quelle che possono essere considerate vere e proprie promozioni da quelle che sulla carta sembrano tali ma in realtà non migliorano nei fatti la serie di appartenenza della squadra. Al termine della mia ricerca, ho deciso di suddividere queste imprese in relazione al numero di categorie scalate privilegiando chi ce l’ha fatta nel minor periodo di tempo. Se per caso me ne fosse sfuggita qualcuna degna di nota e migliore di quelle segnalate, contattatemi e provvederò ad aggiungerla.





2 PROMOZIONI

Iniziamo con un semplice ma meritato elenco delle squadre che sono riuscite a fare in soli due anni il doppio salto consecutivo dalla terza alla prima serie: Lucchese 1945-1947, Udinese 1948-1950, Varese 1962-1964, Udinese 1977-1979, Como 1978-1980, Bari 1983-1985, Brescia 1984-86, Cagliari 1988-1990, Bologna 1994-1996, Empoli 1995-1997, Lecce 1995-1997, Modena 2000-2002, Como 2000-2002, Treviso 2002-2004, Genoa 2005-2007, Napoli 2005-2007, Cesena 2008-2010 e Novara 2009-2011.


3 PROMOZIONI

Il record assoluto in questa categoria non può che appartenere alla Fiorentina, passata in soli due anni dalla Serie C2 alla Serie A sfruttando anche una promozione per meriti sportivi. Dato il particolare caso, in questo paragrafo ricorderò però pure il Mantova capace di scalare sul campo tre categorie in soli quattro anni.

FIORENTINA 2002-2004

Il 2001/02 è un anno drammatico a livello sportivo per la Fiorentina: retrocessione in Serie B e fallimento che spinge la società fino in Serie C2 (all’epoca la quarta serie professionistica). Il 1° agosto 2002 viene fondata dal sindaco di Firenze Leonardo Domenici la Fiorentina 1926 Florentia che, presa dall’imprenditore Diego Della Valle, scende in campo nel girone B di Serie C2 con il nome di Florentia Viola. Nonostante la squadra sia costruita per tornare subito in Serie C1 l’inizio non è dei migliori: 2 pareggi, la prima vittoria e poi una inaspettata sconfitta casalinga con il Rimini. Alla nona giornata, dopo aver perso a Grosseto, Della Valle esonera Vierchowod e chiama ad allenare la squadra Cavasin. Dopo un’altra sconfitta a Montevarchi la squadra ingrana e porta a casa 8 vittorie consecutive iniziando un cammino trionfale che si conclude con 70 punti, la vittoria del girone con undici punti di vantaggio sul Rimini e la promozione in Serie C1. Capitano di quella squadra è il 36enne Di Livio, mentre il bomber assoluto è Riganò, capocannoniere del campionato con 30 gol in 32 partite. Nessun altro giocatore della squadra conclude la stagione con più di 4 reti. Da segnalare in rosa, seppur poco utilizzati, i giovani Quagliarella e Diamanti.

Nell’estate del 2003, la Florentia Viola torna a chiamarsi Fiorentina e sfrutta la confusione a livello di giustizia sportiva, che obbliga la federazione ad iscrivere 24 squadre in Serie B, per saltare una serie: fra tutte le squadre di Serie C1 la Fiorentina viene infatti scelta come quella più adatta a essere ripescata direttamente in Serie B per meriti sportivi al posto del fallito Cosenza. A solo un anno di distanza dal fallimento i Viola si ritrovano quindi in Serie B con una grossa chance di salire in Serie A: infatti in quella stagione erano previste ben 5 promozioni (con la A che si avviava a diventare a 20 squadre) più la possibilità per la sesta classificata di spareggiare per un posto nella massima serie con la quart’ultima di Serie A. L’inizio del campionato è deprimente: 4 pareggi e 1 sconfitta nelle prime cinque giornate. Poi piano piano i risultati migliorano ma non abbastanza, tanto che la società decide di esonerare poco dopo metà campionato Cavasin per affidare la volata finale a Mondonico, espertissimo in promozioni nella massima Serie. La squadra, dove troviamo Alessandro Lucarelli e un giovane Maggio, poggia ancora una volta sui gol di Riganò (23 a fine stagione) e riesce a conquistare il sesto posto che vale lo spareggio, concludendo il campionato con 10 punti di ritardo sulle capolista Palermo e Cagliari e quattro di vantaggio sulla Ternana settima. Ad affrontare la Fiorentina per un posto in Serie A nello spareggio è il Perugia. Con Riganò out per infortunio, l’eroe degli spareggi diventa Fantini (nessun gol fino a quel momento in stagione), che segna sia la rete dell’1-0 con la quale i Viola espugnano Perugia sia il gol del vantaggio nel ritorno che finisce 1-1 e promuove la Fiorentina in Serie A.

Della squadra scesa in campo in Serie C2 solo tre giocatori rimarranno in rosa per la prima stagione in Serie A: i centrocampisti Ariatti e Di Livio, quest’ultimo a fine carriera, e l’attaccante Riganò che nella massima serie non si ripeterà segnando solo quattro reti.



MANTOVA 1957-1961

La cavalcata del Mantova comincia nella stagione 1957/58. I lombardi si trovano nel Girone B del campionato Interregionale Prima Categoria, che quell’anno rappresentava la quarta serie. In un periodo particolarmente movimentato per quanto riguarda i regolamenti, quel campionato prevedeva una strana commistione fra risultati sul campo e solidità economica delle società. Il Mantova si presenta ai nastri di partenza forte sotto tutti i punti di vista, potendo contare sulla munifica sponsorizzazione della Ozo, ditta petrolifera proprietaria della raffineria cittadina che dà anche il nome alla squadra, che giocherà per diversi anni come Ozo Mantova. Sul campo nelle annate precedenti l’allenatore Edmondo Fabbri e il segretario amministrativo Italo Allodi avevano plasmato una squadra spettacolare per la categoria, tanto da meritare per i suoi uomini il soprannome di “Piccolo Brasile”. Con 6 posti disponibili per salire in Serie A più due ripescaggi nei tre gironi, il Mantova raggiunge facilmente la promozione vincendo il suo girone con tre punti di vantaggio sul Treviso e diciassette sulla peggiore delle promosse. A fine stagione gioca insieme a Spezia e Cosenza un triangolare per definire il campione della categoria ma, con tutte le squadre a pari punti, si decide di non premiare la differenza reti (favorevole allo Spezia) e considerare campioni a pari merito tutti e tre i team. Il bomber dell’anno per il Mantova è Recagni con 15 gol.

Il “Piccolo Brasile” di Edmondo Fabbri non ferma la sua marcia nemmeno in Serie C. Nonostante il Girone A sia a 21 squadre con una sola promozione disponibile, il Mantova si dimostra in grado di raggiungere l’obiettivo ma deve vedersela con il temibile Siena. Sotto di tre punti a cinque giornate dalla fine (all’epoca le vittorie valevano due punti), i lombardi riaprono i giochi andando a vincere 2-0 lo scontro diretto in toscana. Due settimane dopo approfittano della sconfitta del Siena contro la Pro Patria per agganciarlo in vetta grazie a un pareggio a Forlì. Nelle ultime tre giornate nessuno molla un colpo e si arriva allo spareggio. Sul neutro di Genova il Mantova si impone 1-0 con rete di Fantini (bomber stagionale con 18 gol), nonostante sia costretto a giocare parte del match con un uomo in meno. Le cronache narrano di ben 10 mila mantovani accorsi a Genova per incitare la loro squadra spettacolare nella sfida decisiva.

Il 1959/60 per la Serie B è una delle stagioni più equilibrate di sempre. Quattro squadre a disputarsi le tre promozioni (Torino, Lecco, Catania e Triestina) e sedici a lottare per non retrocedere. Di queste sedici l’Ozo Mantova risulta essere la migliore a fine campionato, conquistando 39 punti, ma per capire quanto il campionato sia stato combattuto basti pensare che l’ultima (il Cagliari) chiude a 31 punti con una sola sconfitta stagionale in più del Mantova…

Dopo un anno di apprendistato fra i cadetti, il Mantova è pronto al grande salto e parte a spron battuto conquistando il titolo di campione d’inverno. Nel girone di ritorno i lombardi amministrano il vantaggio e raggiungono la matematica promozione in Serie A con tre giornate d’anticipo battendo il Brescia 2-0. Il campionato viene chiuso al secondo posto dietro al Venezia e con sei punti di vantaggio sulla Reggiana quarta.

Due giocatori facenti parte della rosa nel primo anno di Serie A (concluso al nono posto, miglior piazzamento di sempre per il Mantova) hanno accompagnato la squadra nel triplice salto: il capitano Longhi, mediano ma anche esterno, cresciuto nelle giovanili e un’intera carriera a Mantova, e l’ala destra (ma anche centrocampista con il passare degli anni) Recagni, che curiosamente lascia la squadra solo nel 1959/60 (unico anno senza promozione) per passare alla Lazio e torna in tempo per conquistare con i suoi compagni la promozione in Serie A.

Le grandi imprese alla guida dei mantovani sono il trampolino di lancio sia per l’allenatore Fabbri, al quale viene affidata la Nazionale dal 1962 al 1966, sia per il segretario amministrativo Italo Allodi che diventerà uno dei dirigenti più famosi di sempre, passando già nel 1959 all’Inter, contribuendo alla nascita della Grande Inter degli anni ’60 e rimanendo dirigente di spicco all’interno del calcio italiano per trent’anni.


4 PROMOZIONI

Oltre a una promozione in Serie A già storica di suo, il Carpi conquista anche il record di squadra più veloce a fare un quadruplo salto passando dalla Serie D (quinta divisione) alla Serie A in sei anni. Prima di ripercorrere le tappe di questa “arrampicata”, voglio però ricordare velocemente il Messina 1997/2004, detentore del record precedente. I siciliani compirono la stessa impresa in un anno in più, conquistando la promozione in Serie C2 nel 1997/98, quella in Serie C1 nel 1999/2000, poi in Serie B nel 2000/2001 e infine in Serie A nel 2003/2004, riuscendo poi a raggiungere il settimo posto appena arrivati in massima serie nel 2004/2005.

CARPI 2009-2015

L’ascesa record degli emiliani inizia nel 2009. Dopo quasi un decennio passato in Serie D (quinta serie), il Carpi ottiene la promozione fra i professionisti in un modo un po’ rocambolesco ma pienamente legittimo. In campionato, nel girone D, nulla può per contrastare un Pisa schiacciasassi, che si piazza primo con ben 17 punti di vantaggio. Il Carpi (che a inizio stagione si era fuso con la seconda squadra cittadina, il Dorando Pietri) deve accontentarsi del secondo posto che vale la qualificazione ai playoff, utili per stabilire la griglia dei possibili ripescaggi in Lega Pro Seconda Divisione in caso di fallimento di qualche società. Dopo aver superato a punteggio pieno un girone a tre con Vigor Lamezia e Renate, il Carpi affronta in semifinale i campani del Pianura. L’andamento della doppia sfida ha dell’incredibile: il Carpi domina l’andata in casa vincendo 5-0, ma perde clamorosamente 8-2 a Pianura subendo (in dieci contro undici fin dal primo tempo) il gol dell’eliminazione nell’ultimo minuto di recupero ad opera dello scatenato Manzo (autore di una cinquina). La società carpigiana lascia trapelare tutta la sua insoddisfazione per il clima trovato al ritorno (non solo atmosferico, visto che il secondo tempo si disputa sotto un violento temporale), ma non protesta più di tanto dicendosi convinta che un piazzamento in semifinale basti per essere ripescati. Così è: il Carpi torna fra i professionisti dopo dieci anni e con un fallimento di mezzo.

In Lega Pro Seconda Divisione il Carpi resta un solo anno: nel 2010/11 vince il girone B dominando gran parte del campionato e resistendo alla rimonta della Carrarese nelle ultime giornate, che si ferma a due punti dalla capolista. L’allenatore degli emiliani in questa stagione è Sottili e guardando nella rosa spicca il nome di Laurini, ora in Serie A con l’Empoli.

La Prima Divisione richiede un impegno maggiore ma il Carpi l’affronta senza paura: nonostante un cambio d’allenatore a stagione in corso, via Maddaloni dentro Notaristefano, la squadra riesce ad arrivare fino alla finale dei playoff ma dopo un buon 0-0 in trasferta deve cedere alla Pro Vercelli che si impone a Carpi per tre reti a una. Per niente ridimensionati dal deludente esito dell’anno prima i carpigiani, applauditi dai tifosi dello Stadio Cabassi ristrutturato per l’occasione, iniziano la stagione 2012/13 alla grande chiudendo da campioni d’inverno. Poi però arriva una crisi che sembra irreversibile: un punto in sei giornate che porta all’inevitabile esonero della coppia Cioffi-Tacchini. Al loro posto viene chiamato Brini, che riesce subito a prendere in mano le redini della squadra e a condurla fino al traguardo intermedio dei playoff, seppur staccatissima dalla capolista Trapani e dal Lecce secondo. Nelle semifinali il Carpi supera il Sud Tirol Alto Adige vincendo in trasferta 2-1 e pareggiando in casa 2-2. In finale trova proprio il Lecce: superiore come punti fatti ma mai vincente contro il Carpi in quel campionato. La storia per i pugliesi si ripete anche nelle finali dei playoff: il Carpi vince 1-0 all’andata in casa e riesce a strappare un 1-1 al ritorno che vuol dire Serie B. In quella squadra militano l’attuale portiere dell’Atalanta Sportiello (in prestito proprio dai bergamaschi) e il marocchino Arma (capocannoniere stagionale con 9 gol), ma l’eroe delle finali è l’altro marocchino Kabine, autore di soli tre gol nella stagione regolare e quasi mai titolare nella seconda parte del campionato così come nelle due sfide decisive con il Lecce: all’andata entra al 66’ e segna l’1-0 sei minuti dopo, al ritorno fa il suo ingresso in campo con la squadra in svantaggio al 64’ e dieci minuti dopo mette nel sacco il gol promozione.

Dopo un anno di ambientamento in Serie B, concluso con il tredicesimo posto, arriva la grande cavalcata di quest’anno guidata da Mister Castori: è Serie A.

L’unico superstite della stagione 2009/2010 è il centrocampista Pasciuti, arrivato dal Pisa nel mercato di riparazione del 2010 e ancora oggi titolare: per lui il record di aver conquistato da giocatore con la stessa maglia ben 4 promozioni in sei anni, dai dilettanti alla Serie A.


5 PROMOZIONI

LIVORNO 1991-2004

A fare ancora meglio del Carpi, con 5 promozioni in 14 anni, è il Livorno. La storia inizia con un fallimento: nell’estate del 1991 la squadra viene esclusa dal campionato di Serie C2 per problemi economici ed è costretta a ripartire dal sesto livello, ovvero dall’Eccellenza Toscana. Il campionato è una vera e propria cavalcata trionfale, con 57 punti (24 vittorie, 9 pareggi e 1 sconfitta) e sedici punti di vantaggio sul Pontassieve secondo.

La stagione 1992/93 non comincia molto meglio di quella precedente: la promozione nel Campionato Nazionale Dilettanti è subito a rischio per via di un nuovo fallimento, ma la squadra riesce comunque a iscriversi al campionato rilevata dall’imprenditore Claudio Achilli. L’exploit dell’anno prima non riesce del tutto sul campo, il Livorno conclude tre punti dietro la Vogherese, ma aver mantenuto il secondo posto con un punto di vantaggio sul Rapallo Ruentes si rivela fondamentale perché a causa di alcuni fallimenti in Serie C2 gli amaranto si guadagnano così il ripescaggio fra i professionisti.

Seguono tre buone stagioni in Serie C2 dove manca sempre poco per centrare la terza promozione: addirittura nel 1995/96 la rincorsa si interrompe solo nella finale dei playoff persa ai rigori contro la Fermana. L’anno seguente il colpaccio riesce: sotto la guida di Stringara i toscani chiudono il girone B a quattro punti dalla Ternana prima, ma con ben quindici lunghezze di margine sulla Maceratese terza. Si presentano quindi ai playoff da grandi favoriti e non deludono le attese, battendo il Giorgione in semifinale sia all’andata che al ritorno e la Maceratese in finale con un secco 3-0. Capocannoniere di stagione è Bonaldi con 19 gol.

Nel primo anno di Serie C1 il Livorno sembra inarrestabile: 9 vittorie nelle prime 9 partite fanno sognare, ma successivamente la squadra frena, subisce anche una penalizzazione di 4 punti per un presunto illecito sportivo nella partita con il Montevarchi e si vede tolta nel finale una vittoria inizialmente concessa a tavolino contro il Siena. Il team riesce comunque a concludere in zona playoff, ma in finale deve soccombere ai supplementari contro la Cremonese. L’anno dopo una crisi societaria costringe la dirigenza a smantellare la squadra e ad accontentarsi di un onorevole settimo posto. Nel frattempo la proprietà passa ad Aldo Spinelli, che porta nuova linfa nel club. Il 2001 si conclude ancora una volta con una finale playoff persa ai supplementari, questa volta con il Como, ma le basi per una nuova promozione sembrano esserci tutte e la Serie B arriva puntuale l’anno dopo, nel 2001/02. Il Livorno, con allenatore Jaconi, vince il girone A della Serie C1 con 73 punto, battendo in volata lo Spezia che dà battaglia fino alla fine riuscendo anche a infliggere ai toscani l’unica sconfitta stagionale oltretutto in casa (0-1) a cinque giornate dal termine portandosi a un solo punto di distacco. Tutte le altre squadre chiudono staccatissime, mentre gli amaranto dopo la sconfitta riprendono il loro cammino vincendo le restanti partite e possono festeggiare solo all’ultima giornata quando superano per 3-0 l’Alzano. Il trascinatore della squadra è il 34enne Protti, autore di 27 reti, ma in rosa troviamo anche due giovani che quell’anno non sono nemmeno titolari ma avranno una carriera ricca di soddisfazioni: il secondo portiere è Amelia, campione del mondo da terzo estremo difensore nel 2006, e in difesa fa qualche presenza Chiellini, proveniente dalla primavera.

Dopo un primo campionato di Serie B di media classifica, nel 2003/04 Spinelli affida la squadra all’emergente allenatore Mazzarri e porta in squadra il livornese doc Cristiano Lucarelli, che forma con Protti una coppia esplosiva: i 53 gol dei due (29 Lucarelli, 25 Protti, entrambi dietro solo al capocannoniere del torneo Toni del Palermo con 30) portano gli amaranto al terzo posto che vuol dire promozione in Serie A, a quattro punti dalla coppia di testa Palermo-Cagliari e con dieci punti di vantaggio sulla Ternana settima e sei sulla Fiorentina sesta (ricordo che è l’anno delle 5 promozioni più una già citato a proposito della Fiorentina). La matematica promozione arriva già alla terzultima giornata con una vittoria esterna per 3-1 a Piacenza. In questa stagione esplode definitivamente anche Chiellini, titolare fisso a soli 19 anni con 41 presenze e 4 gol.



6 E 7 PROMOZIONI

I record dei record in questo campo spettano alla bella favola del Chievo Verona, unica squadra ad essere partita dalla serie più bassa in assoluto ed essere riuscita ad arrivare in Serie A. Prima di raccontare questa splendida cavalcata, vale la pena fare qualche precisazione. Attualmente i livelli del calcio sono nove (erano dieci fino all'abolizione della Seconda Divisione di Lega Pro), quindi le promozioni massime possibili sono otto. Nessuno è riuscito, e chissà mai se riuscirà, a salirne 8 per arrivare in Serie A. Il Chievo invece si prende il record per quanto riguarda sei promozioni alla categoria superiore (in 33 anni) e sette (in 51 anni), e lo fa partendo dall’ultimo anno di Seconda Categoria (sesta serie) targato 1950, quando la Seconda Categoria era l’ultimo livello esistente nel calcio italiano. I più attenti di voi ora potrebbero obiettare: ma come, se è partito dalla sesta serie di promozioni ne avrà potute fare al massimo cinque. E invece no… perché il Chievo nella sua lunga traversata ha avuto la sfortuna di veder per ben due volte comparire davanti alla propria serie un nuovo livello intermedio, che come vedremo ha fatto scendere per due volte la squadra di livello senza che questo comportasse una retrocessione sul campo. Per questo motivo, pur partendo dalla sesta serie del 1950, il Chievo ha avuto bisogno di sette promozioni per raggiungere la Serie A.



CHIEVO 1968-2001 E 1950-2001

Come detto, l’arrampicata del Chievo parte nella stagione 1950/51 quando la società, rinata due anni prima dopo aver sospeso l’attività a cavallo della Seconda Guerra Mondiale, vince il girone A di Seconda Divisione Veneta (sesto e ultimo livello in quel periodo) sotto la guida dell’allenatore Lelio Cavalleri.

Per otto anni il Chievo rimane stabilmente in Prima Divisione Veneta, ma nel frattempo accade qualche fatto importante: innanzitutto nel 1952 fra la Serie C e la Promozione viene inserita la IV Serie, con il risultato che la Promozione passa dall’essere il quarto a essere il quinto livello e la Prima Divisione non è più il quinto ma diventa il sesto. Poi nel 1959 la Prima Divisione cambia nome e diventa Seconda Categoria Veneta, rimanendo la sesta serie nazionale. Nel frattempo il Chievo trova una casa nel campo parrocchiale “Carlantonio Bottagisio”, che ospiterà le partite dei clivensi per trent’anni.

Proprio nel 1959/60 il Chievo guidato da Carlo Del Negro battezza la nuova Seconda Categoria (sempre sesto livello nazionale ma su sette avendo debuttato la Terza Categoria) vincendo il girone A grazie a una vittoria su San Marino nello spareggio. A fine stagione la squadra può contare sul nuovo sponsor Cardi e viene rinominata Cardi Chievo.

Fino al 1968 la salita dei clivensi si arresta al massimo in Prima Categoria Veneta (quinta serie), con anzi altre due retrocessioni in Seconda Categoria (sesta serie, ex Prima Divisione Veneta). Proprio dalla Seconda Categoria Veneta nel 1968/69 il Chievo sale per l’ultima volta il secondo gradino della sua scalata vincendo il campionato con Lino Ottolini allenatore (in realtà la squadra si era classificata prima anche l’anno precedente, ma aveva dovuto rinunciare alla promozione per problemi economici). Nel frattempo, a metà degli anni ’60, la squadra viene rilevata da Luigi Campedelli, proprietario della Paluani.

Nel 1969/70 partecipa alla Prima Categoria Veneta (quinta serie) giungendo ottavo e aggiudicandosi il diritto di partecipare al successivo campionato di Promozione Veneta che dall’anno successivo rappresenta la nuova quinta serie anche nel Veneto (in alcune regioni aveva sostituito il campionato di Prima Categoria anche nelle tre stagioni precedenti). Questo risultato non si può quindi considerare un passaggio di categoria vero e proprio, anche se rimanere aggrappati al quinto livello non è stato semplice: da regolamento avrebbero fatto parte della Promozione solo le squadre piazzatesi dal secondo al settimo posto (con la prima ammessa alla Serie D), ma fortunatamente per il Chievo le rinunce di Arzignano e Ardisci Spera permettono ai clivensi di mantenere il quinto livello.

Al quinto campionato di Promozione arriva il primo approdo in Serie D (quarta serie), che nella stagione 1974/75 rappresenta la quarta serie nazionale. L’allenatore che porta la squadra a vincere il campionato con due punti di vantaggio sulla Contarina è Nicola Ciccolo. Purtroppo per il Chievo a fine stagione lo sponsor Cardi lascia e la squadra si trova ad affrontare un periodo economicamente difficile, che non gli impedisce però di evitare anno dopo anno la retrocessione sul campo.

Come già capitato nel 1959, il Chievo nel 1978 deve subire un nuovo arretramento di livello non per demeriti propri ma per una nuova riforma dei campionati: nasce la Serie C2 (quarta serie), che fa inevitabilmente diventare la Serie D la quinta serie. Un ulteriore ostacolo appare quindi sulla strada del Chievo nel cammino verso la Serie A. Nel 1980 la squadra assume il nuovo nome di Paluani Chievo e l’anno dopo la Serie D cambia anch’essa denominazione diventando campionato Interregionale. La stagione 1985/86 è quella che apre ai veneti le porte del professionismo: il Chievo, con allenatore Carlo De Angelis, conclude al comando il girone C dell’Interregionale insieme al Bassano. Essendoci un solo posto disponibile per la promozione in Serie C2 viene disputato uno spareggio, vinto dal Bassano ai calci di rigore. La delusione dura però solo qualche giorno: il 13 giugno 1986 la giustizia sportiva condanna il Bassano per illecito e il Chievo viene ufficialmente promosso nella categoria superiore. Il bomber di quella stagione è Giovanni Sartori (17 reti), che negli anni successivi diventerà lo storico direttore sportivo della squadra lasciata solo la scorsa stagione.

L’approdo fra i professionisti porta a un nuovo cambio di nome: la squadra torna a chiamarsi semplicemente Chievo e si sposta a giocare al “Bentegodi” di Verona. Dopo due buoni campionati di Serie C2 conclusi al quarto posto, l’allenatore Gianni Bui porta i clivensi nella serie superiore vincendo il girone B con tre punti di vantaggio sul Carpi e otto su Legnano e Novara. Il cannoniere è Fiorio (15 gol), ma in rosa troviamo alcuni nomi noti: da Sartori (sul viale del tramonto come giocatore ma ancora capace di collezionare dieci presenze) all’attuale allenatore Maran (allora difensore centrale), passando per i giovani Cossato e D’Angelo che avranno un ruolo importante nella crescita del Chievo negli anni successivi.

Il passaggio in Serie C1 spinge il patron Campedelli a cambiare nuovamente il nome del team, che diventa l’attuale Chievo Verona. Il 15 settembre 1992 è un giorno triste: muore Luigi Campedelli, sostituito alla presidenza dal figlio Luca Campedelli che come prima mossa ingaggia Sartori come direttore sportivo. Nel 1993/94 il Chievo si presenta al via del girone B della Serie C1 con un giovane allenatore emergente, Malesani. Per tutta la stagione i clivensi mettono in scena un’appassionante lotta con il Mantova per la promozione in Serie B. Il sorpasso decisivo sui lombardi arriva a quattro giornate dalla fine, ma il Chievo deve sudarsi la promozione fino all’ultimo e la conquista solo all’ultima partita, vincendo 2-1 in trasferta contro la Carrarese una partita che inizia sotto i peggiori auspici, con i padroni di casa in vantaggio su rigore e i veneti molto imprecisi sotto porta. Fortunatamente, arrivano poi il pareggio di Antonioli su punizione e il gol decisivo di Capitan Gentilini che significa promozione nella Seconda Serie Professionistica.

Per sei anni il Chievo dimostra di poter stare tranquillamente in Serie B piazzandosi sempre fra il settimo e il quindicesimo posto. Nell’estate del 2000 approda a Verona un altro allenatore emergente, Delneri, che dota i clivensi di un calcio spettacolare basato su un 4-4-2 con ali molto offensive (Manfredini ed Eriberto), capaci di saltare l’uomo e creare apprensione nelle difese avversarie. Sarebbe però un errore considerare solo le ali: quel Chievo poteva contare a centrocampo su Corini e sul futuro campione del mondo Barone e sui gol di Corradi in attacco. La banda Delneri porta a compimento il “miracolo Chievo” vincendo il girone d’andata e piazzandosi terzo alla fine in un campionato di B che prevedeva quattro promozioni in Serie A dietro solamente al Torino di tre punti, a pari merito con il Piacenza, con un punto di vantaggio sul Venezia e ben sei sulla Sampdoria quinta. La matematica promozione arriva alla penultima giornata con una vittoria per 1-0 sulla Salernitana.

Da allora il Chievo è diventato una piacevole e continua presenza in Serie A, con un solo ritorno in Serie B seguito da un’immediata promozione in Serie A e l’incredibile impresa di qualificarsi per i preliminari di Champions League nel 2005/06, sfruttando le varie penalizzazioni di Calciopoli.

Prima di concludere una breve ricapitolazione dei miglioramenti (e peggioramenti dovuti a Riforme dei campionati) di livello del Chievo a partire dal 1950 considerando solo le promozioni al livello superiore più vicine nel tempo:

1950/51: 6° livello
1951/52: 5° livello (Promozione anno precedente)
1952/53: 6° livello (Riforma campionati)
1969/70: 5° livello (Promozione anno precedente)
1975/76: 4° livello (Promozione anno precedente)
1978/79: 5° livello (Riforma campionati)
1986/87: 4° livello (Promozione anno precedente)
1989/90: 3° livello (Promozione anno precedente)
1994/95: 2° livello (Promozione anno precedente)
2001/02: 1° livello (Promozione anno precedente)


Il campionato di Serie B in corso potrebbe ancora raccontare altre belle storie compresi due nuovi record: se il Perugia riuscisse a salire in Serie A, oltre a fare il doppio salto immediato Prima Divisione-Serie A, toglierebbe immediatamente al Carpi il primato nella categoria “4 promozioni” conquistando quattro promozioni in cinque anni (nel 2010/11 era nei Dilettanti), mentre se ad agguantare una al momento complicata promozione fosse la Virtus Lanciano strapperebbe al Chievo il record “6 promozioni” riuscendo nell’impresa di scalare il calcio italiano dalla Promozione Abruzzese del 1992/93 (allora la settima di dieci serie) alla Serie A 2015/16 in soli 23 anni. Fra le altre squadre spiccano il Frosinone e il Vicenza, che si aggiungerebbero alle squadre capaci di fare il doppio salto dalla Prima Divisione alla Serie A in due anni, l’Avellino che farebbe il percorso Dilettanti-Serie A in sei anni come il Carpi e lo Spezia che ci metterebbe solamente un anno in più.




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4 commenti:

  1. A livello dilettanti,vorrei segnalare l'impresa della VARESINA(Castiglione Olona e Venegono Superiore in provincia di Varese),che fondata nel 2010 e' partendo dalla terza categoria ogni anno è stata promossa. Da ieri è in serie D. Cinque anni di vita e cinque salti di categoria. Mi sapete dire se è un record a livello nazionale?

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    1. Francamente non lo so ma di sicuro nessuno ha fatto meglio perché mi pare impossibile :) Complimenti alla Varesina!

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  2. Sempre a livello dilettantistico ci fu l'impresa della Fersulcis (Iglesias in provincia di Cagliari), che partita dalla terza categoria nell'anno della sua rifondazione, vinse tutti i campionati (consecutivi) fino a giungere all'Interregionale (Serie D) nel 1984-85

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